Nuova Sondrio, lo sport supera le barriere

Redazionali

Nel suo cammino sociale la Nuova Sondrio è stata protagonista anche di un ulteriore progetto, collegato questa volta all’aspetto rieducativo e riabilitativo del carcere. Infatti nel mese di marzo è stata presentata l’iniziativa che ha visto il club del capoluogo affiancare i Salesiani di Sondrio, la Comunità Pastorale di Sondrio, la Fondazione Opera Don Bosco Onlus nella presentazione del film “Io spero Paradiso”, realizzato con la collaborazione dei detenuti del Carcere di Opera, diretto dal regista Daniele Pignatelli in associazione con Haibun e con il sostegno di Fondazione Opera don Bosco Onlus. Una pellicola che affronta temi di grande attualità, alla luce delle recenti problematiche che affliggono il sistema carcerario italiano. Negli ultimi tempi, infatti, le carceri italiane sono spesso al centro del dibattito pubblico a causa del sovraffollamento, delle difficili condizioni di vita dei detenuti e delle criticità legate al reinserimento sociale. Tali questioni sollevano interrogativi urgenti su come il sistema penitenziario possa svolgere al meglio il suo ruolo non solo punitivo, ma anche rieducativo e riabilitativo.
Il film si inserisce perfettamente in questo contesto, raccontando una storia di rinascita e seconde opportunità attraverso il vissuto di tre detenuti. L'opera diventa così un’occasione per riflettere su come il carcere possa essere anche un luogo di crescita personale, riscatto e reintegrazione, offrendo una visione più umana e meno stigmatizzante della realtà carceraria. Nel corso delle proiezioni dell’opera di Daniele Pignatelli con testimonianze svoltasi al Cinema Excelsior a Sondrio è stato presentato un progetto collegato alla Casa Circondariale di Sondrio, che vede protagonista il nostro club. La società guidata dal presidente Michele Rigamonti ha donato un centinaio di felpe per i detenuti, indumenti sui quali campeggiano i loghi delle realtà che hanno reso possibile la proiezione del film. Nel corso della serata svoltasi al cinema Excelsior sono stati proprio alcuni giocatori biancazzurri a donare simbolicamente questi capi di abbigliamento.
«È importante conoscere le persone per aiutarle – sono le parole del nostro presidente Michele Rigamonti -: si può sbagliare, ma questo non significa che non si possa avere una possibilità di riscossa. Quando i detenuti usciranno dal carcere, anche lo sport potrà aiutare a far sì che si reintegrino nella società. Non è facile, ma il perdono è fondamentale, ed è importante anche che i detenuti abbiano sempre la speranza che il mondo li riaccolga. Ho avuto occasione di parlare delle necessità di chi è ospite nella casa circondariale del capoluogo e quando mi è stato detto che un capo di abbigliamento come una tuta poteva essere importante, non abbiamo esitato un attimo e abbiamo dato vita a questo progetto».